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Ritorno dal „passato“

Riflessione sull’esperienza in Nepal, dal 26.10 al 15.12.2015 (Jessica Schmid e Natalia Crameri)

“Quando la vita ti mette alla prova, allora diventi cosciente di che cosa significa realmente vivere ogni secondo, ogni emozione. Il tempo diventa immenso, riscopri il piacere delle cose semplici, dei gesti quotidiani che più valgono, del legame forte e dell’amore che ricevi dalle persone che contano davvero per te.” (NC)

Nepal 2015, sette settimane ricche di emozioni, avventure ed esperienze indimenticabili. È davvero difficile esprimere su carta tutti i sentimenti che abbiamo provato in questo mese e mezzo, alcuni sono davvero indescrivibili.

Siamo partite, Jessica ed io, allo sbaraglio dalla Svizzera, incoscienti di ciò che ci aspettasse nelle settimane successive, verso una meta a noi ancora sconosciuta; il Nepal.

Arrivate a Kathmandu, la capitale, abbiamo conosciuto Dora e Urs Frey (in seguito si è aggiunta al nostro gruppo pure Celia Soltermann), due persone incredibilmente forti e positive, incondizionati dall’età del dopo pensionamento. Ci hanno accompagnato durante tutto il nostro viaggio, dandoci preziosi consigli sul Nepal e la sua cultura, sulla nostra professione, come pure sulla vita e le emozioni che contano davvero e che fanno la differenza. Il loro passato è ricco di viaggi in tutto il mondo e grazie ai loro racconti delle avventure vissute, abbiamo potuto scoprire nuove realtà e nuovi paesi. Sono da ammirare; un esempio positivo da seguire.

Il giorno seguente è iniziato il nostro lavoro come osservatori e commentatori. Lavoro questo che abbiamo svolto durante tutta la nostra permanenza. Si è trattato principalmente di osservare una lezione, prendere degli appunti sui metodi messi in pratica dall’insegnante e a fine lezione dargli un riscontro, portando nuove idee e suggerimenti per migliorare il proprio insegnamento.

Ci siamo gettate a capofitto in questo difficile lavoro che, ripensando ai primi giorni in terra nepalese, non avremmo mai detto di ritenerci in grado di svolgere e di portare a termine. Da un giorno all’altro siamo diventate “esperte” nel nostro campo; l’insegnamento. Non ancora qualificate e già cambiamo prospettiva.

Trascorrendo le nostre giornate tra i banchi di scuola, da maestro a maestro, osservando i vari metodi d’insegnamento messi in atto durante le lezioni, abbiamo avuto la possibilità di conoscere meglio un’altra cultura, un’altra società; per noi un vero e proprio passo nel “passato”.

È stata inoltre una grande opportunità per riprendere la teoria studiata negli anni di scuola e per riprendere le esperienze fatte nei nostri tirocini, svolti durante il nostro studio all’ASP. Lo scambio d’informazioni con gli insegnanti del Nepal, ci ha permesso di conoscere la cultura induista, nella quale le donne hanno raramente voce in capitolo. È stato difficile a volte avere il coraggio di imporsi e di portare la nostra idea, non venendo sempre prese in considerazione dagli insegnanti.

Un fattore molto importante per noi è stato quello di portare rispetto verso tutti, pure quando si è trattato di voler e dover reagire a delle situazioni intense e difficili (ad esempio quando i bambini venivano picchiati in classe, quando il volume della classe raggiungeva il limite di sopportabilità o quando delle abitudini negative nuocevano la salute degli allievi e degli insegnanti).

Le difficoltà maggiori per raggiungere il nostro obiettivo finale (portare dei cambiamenti e miglioramenti effettivi e a lungo termine nei metodi d’insegnamento), si sono mostrate dopo i primi giorni di lavoro. La più deludente è stata la mancanza di motivazione da parte della maggior parte degli insegnanti, nell’apportare delle modifiche e nel seguire i suggerimenti che abbiamo trasmesso loro di giorno in giorno, a scuola e nei vari workshops che abbiamo svolto.

Cambiare un’abitudine è difficile per ognuno di noi e richiede tempo. Coscienti di questo fatto, cariche di pazienza, siamo riuscite ad esprimere alla meglio i nostri suggerimenti e le nostre preoccupazioni e a motivare al cambiamento del loro modo di vivere e principalmente del loro modo d’insegnare, ma questo a volte non è stato sufficiente per tutti.

Non possiamo inoltre negare che ci sono stati dei giorni difficili, improduttivi e stancanti, soprattutto psicologicamente, ma grazie al sorriso degli allievi e dal loro saluto mattutino “good morning mam/sir”, in qualche modo abbiamo sempre riacquistato energia e motivazione per dare il massimo delle nostre risorse.

Infine, seppur qualcuno possa pensare che non abbiamo raggiunto l’obiettivo principale, in parte cosa veritiera, noi siamo a conoscenza di alcune persone, alcuni insegnanti e non, che hanno provato almeno una volta a cambiare qualcosa in loro e a sostenere i nostri pensieri e metodi d’insegnamento. Questo è per noi la nostra più grande soddisfazione e la nostra ricompensa alle energie profuse quotidianamente.

Non esiste la perfezione e così non esistono i metodi d’insegnamento giusti e corretti da applicare in ogni momento, ma esistono buoni consigli e profonde riflessioni sul lavoro svolto; in questo noi abbiamo creduto e raggiunto le nostre piccole, ma significanti soddisfazioni.

“Ti accorgi del beneficio del dare tutto ciò che puoi, quando ti ritorna un semplice sorriso, che ti dà forza ed energia, che non sapevi nemmeno di possedere prima.” (NC)

Oggi siamo di ritorno con una valigia piena di sciarpe di Pashmina, Yuk e Cashmere, ma non è questo il bagaglio più pesante che portiamo con noi; l’esperienza fatta ha molto più valore.

Aver avuto l’occasione di essere a contatto diretto, giornalmente, con la professione dei nostri sogni, aver potuto portare le nostre idee, condividerle e confrontarle con più persone, aver potuto conoscere un paese nuovo, persone straordinarie e una cultura diversa dalla nostra ed originale, ci hanno reso delle persone più forti.

Questo viaggio ci ha fatto riflettere sulla nostra prospettiva di vita e quella di una persona nepalese, su noi stessi, ci ha reso noto la fortuna e le immense possibilità che noi abbiamo e che possiamo cogliere.

Infine, ma non meno importante, questo viaggio nel “passato” ci ha riportato al presente mostrandoci i valori importanti per noi stessi, come insegnanti, e quelli da trasmettere in classe, agli allievi e a tutte le persone con cui possiamo condividere momenti della nostra splendida vita.

Da non dimenticare la lezione sulla pazienza e sull’aspettare, ci siamo abituate tanto da non farci pesare nemmeno le 13 ore di attesa nei vari aeroporti.

Un grazie di cuore ad ogni singola persona che con la propria personalità, creatività e perseveranza, ha contribuito a rendere questa avventura una lezione di vita.

Jessica Schmid e Natalia Crameri